Un uomo di 65 anni ha perso la vita all’interno di un cantiere nel centro storico di Viterbo, stroncato da un improvviso malore mentre la temperatura percepita sfiorava i 40 gradi. Non si tratta di una tragica fatalità o di una pura coincidenza climatica: è l’ennesimo capitolo di una drammatica emergenza nazionale. In Italia, la media è impietosa: ogni giorno circa quattro lavoratori escono di casa per guadagnarsi da vivere e non vi fanno mai più ritorno.

Come Cobas, esprimiamo la nostra totale ed esaustiva vicinanza e solidarietà alla famiglia dell’operaio. Ma il cordoglio e il dolore da soli non bastano più, né tantomeno le solenni commemorazioni di rito. Pretendiamo risposte immediate, precise e privi di ambiguità da parte delle istituzioni e delle aziende coinvolte:

  • Pianificazione oraria: Perché si stava lavorando proprio nella fascia oraria (12:00 – 16:00) espressamente individuata dalle linee guida sanitarie come quella a più alto rischio di stress termico e colpo di calore?
  • Omissioni nella vigilanza: Chi doveva sovrintendere e vigilare sull’effettiva applicazione delle misure di prevenzione previste dalle normative e dai protocolli sul caldo estremo?
  • Mancanza di tutele basilari: Le pause aggiuntive in luoghi ombrosi e rinfrescati sono state garantite ed effettivamente fruite?
  • Gestione dei carichi di lavoro: È stata applicata un’adeguata rotazione delle mansioni per evitare l’esposizione prolungata e continuativa alle temperature afose?
  • L’effetto dell’innalzamento dell’età pensionabile: Come si può accettare che un lavoratore di 65 anni sia ancora impiegato in mansioni fisicamente gravose, a un’altezza o su un ponteggio, sotto un caldo del tutto proibitivo?

Non è ammissibile che la tutela fondamentale della vita e della salute venga costantemente subordinata ai ritmi serrati di consegna di un cantiere o alle penali contrattuali.

I numeri di un’ecatombe silenziosa

I dati ufficiali confermano la dimensione di una vera e propria piaga sociale. Il bilancio dell’ultimo anno si è chiuso con ben 1.093 morti sul lavoro. Nel solo primo semestre dell’anno in corso si contano già 482 vittime. È doveroso sottolineare come questi numeri rapprisentino unicamente la punta dell’iceberg: sono i dati ufficiali censiti dall’Inail, ma a essi vanno aggiunti centinaia di lavoratori che muoiono nell’ombra, sommersi dal lavoro nero, non denunciati o esclusi dalle casistiche statali.

L’edilizia si riconferma drammaticamente il comparto più letale. Inoltre, la fascia d’età maggiormente colpita dai decessi in occasione di lavoro è proprio quella compresa tra i 55 e i 64 anni (estendendosi ormai pienamente ai quota 65). Questo dimostra in modo inconfutabile come il continuo innalzamento dell’età pensionabile costringa lavoratori anziani, dal fisico inevitabilmente usurato, a svolgere compiti operativi insostenibili.

L’azione diretta: il Gruppo di Intervento Cobas

Di fronte all’inadeguatezza, ai ritardi e alla passività delle tutele attuali, i Cobas, insieme ad altre sigle del sindacato di base, hanno organizzato e promosso un Gruppo di Intervento su Salute e Sicurezza. Questo organismo non nasce per fare teoria, ma con precisi ed efficaci obiettivi operativi:

  1. Formazione e consapevolezza: Formare direttamente le lavoratrici e i lavoratori affinché conoscano i propri diritti, imparino a individuare tempestivamente i rischi ambientali (incluso lo stress termico) e sappiano quali strumenti legali e operativi attivare per tutelarsi.
  2. Denuncia e controllo capillare: Intervenire con determinazione presso gli enti di vigilanza (ASL, Ispettorato del Lavoro) e le aziende per denunciare le irregolarità, esigere ispezioni immediate sul campo e verificare la reale rispondenza dei Piani Operativi di Sicurezza (POS).

Servono con urgenza controlli capillari sul territorio, un potenziamento degli organici degli ispettori e pene drastiche per le imprese che violano le norme sulla prevenzione. La possibilità di lavorare non può mai essere barattata con il rischio della vita.

La forza del collettivo e l’autotutela

La vera prevenzione parte sempre dal collettivo. Se le aziende e le istituzioni preposte falliscono nel garantire ambienti di lavoro sani e sicuri, la risposta deve partire dalla responsabilità collettiva dei lavoratori stessi. Di fronte a rischi gravi, evidenti e imminenti, il quadro normativo e la coscienza di classe ci attribuiscono il diritto e il dovere di interrompere immediatamente le lavorazioni. La forza del lavoro organizzato e consapevole è l’unico argine capace di imporre il rispetto della vita umana davanti alla cieca logica del profitto e del ribasso.

Hai dubbi sulla sicurezza del tuo cantiere o della tua azienda? Subisci pressioni per lavorare in condizioni di caldo estremo, di rischio imminente o senza i necessari Dispositivi di Protezione Individuale?

Non rimanere da solo. Contatta immediatamente il Gruppo di Intervento Salute e Sicurezza dei Cobas: siamo a tua disposizione per offrire supporto tecnico-legale, consulenza ed effettuare interventi diretti a difesa della tua salute e del tuo diritto al lavoro sicuro.

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